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Né feste né lacrime per Bin Laden, ma molti dubbi ed indignazione

Sembra che abbiano ucciso Bin Laden; dopo anni di bombardamenti in Afghanistan, con l’obbiettivo dichiarato di stanare e neutralizzare quello che definiscono l’uomo più pericoloso del mondo, ed altri dirigenti dell’organizzazione Al Qaeda, vengono a dirci che è bastata un’operazione di intelligence, mirata e precisa, per scovarlo ed ammazzarlo.

A New York alcuni festeggiano, altri dubitano, molti piangono le morti dell’11 settembre del 2001. In Afghanistan alcuni ne parlano e altri dubitano, immagino; sicuramente molti piangono le morti di 10 anni di guerra, con i cadaveri ancora caldi tra le braccia.

La notizia viene dalla presidenza degli Stati Uniti: un’operazione preparata in 10 mesi e durata 40 minuti, in cui hanno partecipato pochi uomini di fiducia del presidente Barak Obama, comandante in capo delle operazioni, avrebbe identificato il rifugio del numero uno di Al Qaeda attraverso un suo messaggero, per poi attaccarlo, ammazzando lui, uno dei suoi figli, forse una delle sue mogli, e altre due persone. Sono state pubblicate le foto del presunto nascondiglio, ma senza le vittime; il cadavere di Bin Laden sarebbe stato preso in custodia dagli ufficiali statunitensi, che avrebbero effettuato le prove del DNA per accertarne l’identità e si sarebbero preoccupati di celebrare il suo funerale e sepellirlo in mare “secondo il rito islamico”.

Adesso sembra che stiano valutando se è il caso di pubblicare le prove. Se Bin Laden è morto, pace all’anima sua, come si suol dire. Bigotto, maschilista e fanatico oppressore, non mi fa pena. Ma non festeggio certo la sua morte, come fanno certi newyorkesi, comprensibilmente accecati dal dolore e assetati di vendetta per la morte dei loro cari, dieci anni fa. E come fanno altri sinistri individui che governano Paesi sedicenti democratici e liberali. La morte del capo di Al Qaeda non mi fa piagere né ridere, dunque, però mi fa pensare e dubitare…

Perchè non ci mostrano le foto del cadavere? Quando fu arrestato Saddam Hussein, altra colonna portante del cosidetto “asse del male”, la sua immagine venne sbandierata in lungo e in largo per tutto il pianeta. Quello che non venne diffuso, sull’Iraq, furono piuttosto le fantomatiche prove sull’esistenza di armi di distruzione di massa nelle mani del capo del governo iracheno. Infatti le prove non c’erano, e nemmeno le armi in questione.

A proposito, chi ha visto le prove della colpevolezza di Bin Laden negli attentati delle torri gemelle? Qualcuno si ricorda di certi sospetti sulla partecipazione della CIA? E il cadavere di Bin Laden, chi va a cercarlo nell’Oceano Indiano? Dicono di non averlo seppellito in terraferma per evitare feticismi, e di aver seguito le regole islamiche. Ma chi è andato a dire a quest’intelligence a stelle e strisce che i musulmani seppelliscono i loro morti in mare? Nessuno di loro, durante una missione in Afghanistan o Pakistan o Iraq o qualche altro Paese a maggioranza musulmana, ha mai visto un cimitero islamico, con le lapidi bianche e le tombe rivolte verso La Mecca? Dubbi su dubbi, è tutto molto strano.

Scrupolosi, gli agenti al servizio di Obama, avrebbero pronunciato delle parole di commiato prima di disperdere il cadavere in mare; poi magari hanno saltato qualche procedura legale, come l’arresto, l’accertamento dell’identità e un processo pubblico prima dell’esecuzione, ma queste sottigliezze non hanno importanza, perchè, come assicura il presidente USA, giustizia è fatta.

Certo che i politici degli Stati Uniti hanno uno strano concetto di giustizia: pena di morte, esecuzioni sommarie, ed altre forme di vendetta; la mafia in confronto sembra una ONG! D’altronde si sa che il glossario yankee è piuttosto originale: danno agli uragani nomi di donna e alle guerre assegnano i più nobili concetti, come libertà duratura, prevenzione, lotta al terrorismo, che qualsiasi persona dotata di un minimo di senso comune non penserebbe nemmeno lontanamente di associare alle bombe sulla popolazione civile, gli assassini sistematici, l’uranio impoverito ed il fosforo bianco…

La dichiarazione di Obama sulla morte del suo quasi omonimo (scherzi del destino) offre l’occasione per commemorare le vittime delle esplosioni alle torri gemelle (perchè non si parla mai di quelle al Pentagono e delll’aereo caduto in Pennsylvania?), e le televisioni intervistano alcuni dei loro familiari. Ma io mi ricordo che ce n’erano altri, di familiari ed amici dei morti dell’11 settembre del 2001, che per rispetto alla memoria dei loro cari, e per la sofferenza che la loro scomparsa causò loro, si rifiutarono di legittimare altre migliaia di morti e causare altrettanta sofferenza ai sopravvissuti di qualunque altro Paese, e gridarono coraggiosi NOT IN MY NAME. Queste persone non sono state intervistate.

Perchè i nostri militari – per lo più giovani frustrati senza altre prospettive lavorative – stanno ancora ammazzando e morendo in Afghanistan, in Iraq, in Libia, mentre per far fuori certi personaggi indesiderati bastano certe operazioni segrete ben organizzate? Perchè dicono di voler combattere il terrorismo e difendere la pace, e distruggono Paesi e vite umane, alimentando ingiustizie, rancore, odio?

Combattere il terrorismo per mezzo del terrorismo. Strano sillogismo, nuova voce del glossario a stelle e strisce, vecchia, orripilante, storia.


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Pubblicato da su 3 maggio 2011 in Uncategorized

 

Allarme Plutonio

Vorrei riportare un recente articolo pubblicato da Rainews-Scenari
che giustamente cerca di tenere alta l’attenzione sul nucleare con un bel servizio che riassume in pochi minuti,  60 anni di bugie, falsità e interessi economici a discapito delle vite di migliaia di innocenti…

I media italiani ne parlano poco, ma a distanza di un mese dallo tsunami la situazione nella centrale nucleare di Fukushima appare sempre più critica. Scenari ricostruisce i precedenti, gli errori della Tepco societa’ di gestione, parla delle difficolta’ a indicare una soluzione. Allarma poi la presenza del plutonio, punto di collegamento fra nucleare militare e civile.

(Vedi Video)
http://scenari.blog.rainews24.it/2011/04/08/allarme-plutonio/

 
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Pubblicato da su 16 aprile 2011 in Turismo Sostenibile

 

Vittorio arrigoni, martire palestinese.

E’ stato sequestrato, probabilmente maltrattato, ed infine ammazzato Vittorio Arrigoni, un giovane volontario italo-palestinese, mentre lottava per i diritti umani e la pace, in Palestina e nel mondo.

Coraggioso, è rimasto a Gaza durante i bombardamenti dell’operazione Piombo Fuso, due anni e mezzo fa, e ha raccontato ciò che ha visto in modo indipendente e dignitoso, intervenendo senza esitare per replicare alle disumane e insultanti dichiarazioni sioniste.

E’ stato praticamente adottato dai palestinesi, che oggi piangono la sua morte, non si spiegano, si indignano e condannano fermamente il suo assasinio.

In Palestina purtroppo la morte violenta è un fatto quotidiano. Ma la gente non si rassegna, continua a lottare per la vita, per la terra e per la libertà. Vittorio Arrigoni è l’ennesima vittima; quanti altri palestinesi e filopalestinesi dovranno morire? Cosa stiamo aspettando a fermare il sionismo, l’occupazione e la colonizzazione della Palestina, gli abusi e la violenza, i rapimenti e gli arresti, le torture, l’espropriazione dell’acqua e delle terre, la prigionia e l’esilio, a cui israele costringe i palestinesi da così tanto tempo?

Protestiamo contro questo genere di assassinati. In Italia ci sono vari appuntamenti per scendere in piazza nel suo nome. Ma non basta, dobbiamo manifestare sempre, boicottare i prodotti israeliani, le sue attività sportive ed accademiche in cui il governo sionista tenta di presentarsi come governo di un Paese normale, sanzionare questi criminali e non dar loro pace fino a costringerli a smettere. Che vivano dove vogliano, però in pacifica convivenza con chiunque altro voglia vivere nello stesso posto, a prescindere dall’affiliazione religiosa, la lingua, la cultura, il colore della pelle, le opinioni politiche, i gusti sessuali etc etc.

Basta con la violenza, in ricordo di Vittorio Arrigoni, e di tutti i martiri palestinesi.

No alla guerra, no all’occupazione.

PALESTINA LIBERA

 
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Pubblicato da su 15 aprile 2011 in Uncategorized

 

Palestina. Violenza su violenza. Oggi paga Vittorio Arrigoni, innocente

Ho appena appreso la notizia del sequestro di Vittorio Arrigoni, volontario e giornalista indipendente italiano a cui si devono testimonianze uniche di quello che succede a Gaza, da parte di un gruppo salafita che fa opposizione ad Hamas perchè lo ritiene responsabile dell’allontanamento della società dall’islam “autentico”.

Questa è la notizia

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=151908

Questo è il blog di Vittorio http://guerrillaradio.iobloggo.com/.

Ho conosciuto Vittorio Arrigoni, amico di amici, solo per telefono quando entrambi eravamo in Egitto, lui al Cairo e io ad Arish, per tenerci informati a vicenda su cosa succedeva nei due luoghi e sulla possibilità di entrare a Gaza per rompere l’assedio.

Mi è sembrato una persona modesta e appassionata. E infatti poi lui alla fine è entrato, a Gaza. E ci è tornato mille volte; nel suo blog si può notare l’intensa attività di informazione e controinformazione.

Ora è in mano a un gruppo di sinistri personaggi che lo minacciano di morte, se Hamas non libera i prigionieri salafisti arrestati dal 2009 ad oggi.

Mi chiedo cosa ci sia dietro tutto ciò. Nel video su youtube credo si attacchino gli “usi occidentali” che Arrigoni starebbe diffondendo a Gaza, con il bene placito di Hamas.

Moltissimi palestinesi stanno reagendo condannando l’azione SENZA MEZZI TERMINI, addiritura scusandosi di un delitto che NON STANNO commettendo, ma è molto probabile che nonostante questo i giornali faranno un uso strumentale della notizia, presentando la popolazione palestinese come un collettivo fanatico e islamista.

Invece il problema è un altro, il problema è che quando si opprime una popolazione con violenze e violazioni costanti, con l’embargo terrestre, marittimo ed aereo, poi non si può certo pretendere che quella popolazione sia serena, pacifica e tollerante. Tra l’altro non mi sorprenderebbe affatto che dietro questo sequestro ci sia lo zampino dei servizi segreti israeliani, che fornirebbe un efficacissimo alibi (considerata la carenza di spirito critico di una bella fetta dell’opinione pubblica internazionale) al suo governo per rompere questo già esile accordo di cessate il fuoco, ignorare la richiesta della noflyzone su Gaza di cui parla la Lega Araba, e bombardare ancora il territorio.

Guerra su guerra, violenza su violenza

E chi paga le conseguenze? GLI INNOCENTI, come in TUTTE LE GUERRE.

Oggi un volontario italiano, ieri un pacifista israeliano, l’anno scorso un gruppo di turchi, OGNI SANTO GIORNO decine di PALESTINESI.

I contadini e pastori, i bambini, i pacifisti. Chi ha il coraggio di RESISTERE NELLA SUA TERRA e di DIFENDERE LA LIBERTÀ, sua e degli altri, perchè LA LIBERTÀ O É DI TUTTI O NON È.

Preoccupiamoci ed indignamoci, ma soprattutto RESISTIAMO!


 
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Pubblicato da su 14 aprile 2011 in Uncategorized

 

Le elezioni regionali in Sardegna (febbraio 2009)

Scrissi quest’articolo due anni fa, lo riporto per simpatia.

…nel 1884-1885, si tiene la Conferenza di Berlino, nota anche Conferenza sul Congo. Le potenze europee si spartivano l’Africa a spese degli africani (e di chi sennò!) . A presiedere la conferenza Otto Von Soru. Qualche anno più tardi, nel 1901, Guglielmo Marconi riceve la prima trasmissione radio transatlantica in Canada, il segnale non era però un granché, poche parole, Soru e interferenze. Nello stesso tempo in sud-Africa si concludono le guerre boere e nel 1911 l’Italia, per colpa di Soru, si getta alla conquista della Libia.

Nel luglio del 1914, Renato Soru incontra l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico: lo uccide. Scoppia cosi uno dei più feroci conflitti mondiali del ‘900. Soru poi, non contento, piazza il panico in Russia: è la rivoluzione d’ottobre. Berlusconi da parte sua piazza Mussolini, Soru per ripicca fonda l’unità assieme ad Antonio Gramsci. Le aziende soriane mandano in crisi il mercato: è la crisi del ’29; Roosvelt chiama Berlusconi: “fai qualcosa”! Berlusconi va in Sardegna e compra un paio di terreni.

1933, Cappellacci appoggia l’ascesa di Hitler e nel 1939, Soru, invade la Polonia, ci risiamo, scoppia la seconda grande guerra.

Il dopo guerra è molto difficile, le carestie imperversano in tutta Europa. Nel ’48 viene promulgata la nuova costituzione, Soru vota contro.
Gli anni ’50 volano tra una guerra di Corea, una di Algeria e Soru firma il Patto di Varsavia. Muore Stalin, si presume che Berlusconi sia contento.
Gli anni ’60 saranno ricordati per la crisi missilistica: Soru assieme a Castro e Krusev puntano le testate nucleari verso gli Stati uniti, Berlusconi interviene, parla con Krusev e Kennedy ed i missili vengono ritirati, il mondo può smettere di tremare. Cappellacci rivestì un ruolo importante.

Esplode in Medio Oriente la guerra del Kippur; l’OPEC decide, per protesta contro l’Occidente che appoggia Israele, di alzare i prezzi del petrolio causando una crisi energetica mondiale, tutti a piedi, Soru presidente dell’OPEC.
L’11 settembre del 1973, la CIA appoggia un rovesciamento dell’allora presidente Allende, l’america latina di fatti stava avendo una deriva troppo democratica. Qui invece si distinse l’eterno rivale di Soru, Cappellacci, appoggiando un amico di famiglia alla nuova presidenza, Augusto José Ramón Pinochet. Il Cile diventerà uno degli stati più gentili. Se da una parte il mondo va male, dall’altra muore Francisco Franco, 1975.
Nel ’76 muore Mao, Soru al suo funerale, Berlusconi e Cappellacci ad ubriacarsi e fare discorsi inutili sul futuro della Sardegna.

Nel ’79, a Parigi, Soru consulta i suoi collaboratori sulla possibilità di prendere il potere in Iran promuovendo l’avvento dall’ayatollah Khomeini. Lo scià di Persia cede il passo, l’Iran diventa una Repubblica. Iniziano gli anni ’80, negli anni ’70 Soru si drogava.
Berlusconi e Cappellacci pensano di comprare l’Italia, la nazionale non il paese (quello lo ruberanno). L’Italia vince i mondiali nell’82, con tripletta di Paolo Berlusconi.
Nell’86 lo vince l’Argentina, il pusher di Maradona era Soru.
Cominciano a stringersi le amicizie. Negli anni ’80 sono tutti interessati alla fitta rete di rapporti amorevoli che Silvio Berlusconi stringe con Bettino Craxi, presidente del consiglio di un paese lontano dalla civiltà, uomo di alta levatura politica, specchiata ed assoluta moralità. Da questo amore nascono Milano 2 e Milano 3. Si parla anche di altri “figli” non naturalizzati e nascosti ai più.

Nell’89 Berlusconi e Cappellacci si recano a Berlino e buttano giù il muro e danno inizio, questa volta con l’aiuto di La Russa, alla disfatta dell’Unione Sovietica.

Gli anni ’90 sono un po’ pallosi, da citare la guerra in Iraq contro Saddam, nessuno sapeva prima, tranne Soru e la CIA che lo piazzò, cos’era l’Iraq. Ancora, Nelson Mandela e la fine dell’Apartheid, il massacro del ’94 in Rwanda. A fine anni ’90 c’è un clamoroso riavvicinamento di Berlusconi e Cappellacci alla Russia. Il suo primo ministro, “l’amico Putin”, viene invitato a Villa Certosa. Si tratta uniti contro Soru.

1993: Bossi ce l’ha duro.

Nel mentre Berlusconi non riesce a farsi processare. Arriva in tribunale sempre qualche minuto dopo e l’usciere: “dica!”, “devo entrare, mi devono processare”, “mi spiace” ribatte l’usciere, “torni la prossima volta, non le mancheranno le occasioni!”.

Nel 2001, dopo un tentativo nel 1994 (durato qualche mese), Berlusconi diventa Presidente del Consiglio, il padre di Ugo, suo commercialista.Nel settembre dello stesso anno, giorno 11, inspiegabilmente crollano un po’ di Palazzi a New York e pare che l’artefice di tutto sia l’ormai patron di Tiscali: Renato Soru. Si preferì dar la colpa ad un personaggio proveniente dalle periferie del mondo, un giovane predicatore con la barba.

Nel 2003 gli americani ci riprovano contro Saddam. Questa volta non sanno cosa inventarsi per levare quell’uomo da loro messo e quindi lo accusano di possedere armi di distruzione di massa. Saddam pare non ce le abbia ma, massicciamente, dagli americani, gli iracheni, vengono bombardati.

Sempre nel 2003 Bossi non ce l’ha più duro.

Finalmente arriva il 2004:  già 3 anni di crescita zero sotto Tremonti e un sacco di bugie. In Sardegna Soru può cominciare a macchiarsi di qualche altra colpa in più. Cappellacci, sempre in Sardegna, è assessore Regionale al Bilancio con la Giunta Masala, 2003.2004. La giunta che si distinse per il record d’indebitamento annuale.
Soru inizia la sua battaglia per la salvaguardia delle coste, Berlusconi lo vorrebbe a Villa Certosa come giardiniere.

Sul finire del 2008 Soru da le dimissioni. Cappellacci viene tolto dal Cilindro, Berlusconi unto dal signore, babbo Natale è contento perché grazie alle banche americane il mondo entra in crisi, la Fiat a dicembre non produce, gli operai in cassa integrazione non si sentono di fare tanti regali, si viaggia leggeri, e questo era solo il finire del 2008. Non parlo di Gaza, non sono sicuro che esista ancora. Finisce gennaio e Berlusconi, unto dal signore, toglie il ponte a Messina e lo propone ad Olbia, Putin sorride, ammazza due giornalisti e va a festeggiare con Silvio a Villa Certosa aspettando le elezioni. Un bracchetto con l’amico ed il fido Ugo.

Arriva febbraio: Berlusconi non sa più cosa proporre ai Sardi, Cappellacci continua a sorridere.

17/02/2009 Soru non viene riconfermato alla presidenza della Regione Sardegna, Pili ci sta, Berlusconi muore, dopo 3 giorni però risorge. Cappellacci è ancora il governatore della regione Sardegna? Aprile 2011, non ricordo.

Tutto ciò sopra riportato è solo frutto di fantasia, né più né meno di quella utilizzata da Tremonti nella gestione dei bilanci nazionali.

Un saluto a tutti!

 
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Pubblicato da su 9 aprile 2011 in Satira e dintorni

 

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Que es la planificación de un Turismo Sostenible?

En la actualidad, la planificación y gestión del espacio turístico constituye un requerimiento esencial para el desarrollo de la actividad turística puesto que garantiza, por una parte, la correcta integración del turismo en la economía, sociedad, cultura y medio ambiente locales, y, por otra, la adecuada satisfacción de la demanda turística, elemento indispensable para la viabilidad económica de los proyectos turísticos en un mercado de competencia creciente.
La planificación y gestión de un área turística vela por un uso racional de los recursos naturales pero también, desde el punto de vista propositivo, aporta las estrategias de actuación para poner en valor recursos turísticos de acuerdo con su potencialidad y establece las líneas maestras para la consecución de un desarrollo turístico sostenible.
Las aportaciones de una adecuada planificación y gestión turística son indudables pero la realidad nos demuestra que no todas las experiencias de planificación y gestión alcanzan el éxito en todos sus planteamientos. Por ello, es fundamental atender a metodologías de planificación y gestión del espacio turístico eficientes y adaptadas a la realidad territorial y socio-económica de cada área geográfica.
Dentro del proceso de planificación, algunos aspectos como la participación social, sostenibilidad, competitividad o calidad, merecen especial atención, habida cuenta de su incuestionable significación en la actividad turística actual.

 
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Pubblicato da su 6 aprile 2011 in Turismo Sostenibile

 

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La construcción del estado-nación y el colonialismo interno

La historia y las  ciencias políticas se ha ocupado mucho del colonialismo, refiriéndose a lo que han hecho las potencias europeas en los otros continentes: ocupar tierras, apoderarse de los recursos naturales y humanos, aplicar sus leyes y sus métodos represivos, ignorar o hasta intentar borrar las instituciones locales, la organización social y las creencias de los pueblos que encontraban. Se ha estudiado la manera en que cada país ha llevado a cabo la explotación colonial, concentrándose a veces en los rasgos comunes y otras en las diferencias, a menudo determinadas por la estructura de las sociedades que vivían en los territorios colonizados.
Sin embargo muchos estados modernos han aplicado a algunas regiones conquistadas o anexionadas de otra manera, una política que se parece mucho a las que sufrieron las regiones colonizadas de África, Asia, América y Oceanía, en cuanto dentro del mismo estado algunas regiones han soportado ocupaciones e imposiciones, físicas y legales, de poderes llegados desde fuera e implantados en una tierra a detrimento de su población y su manera de organizarse.

Algunos autores, como Pablo Gonzáles Casanova, Michael Hechter y Robert Lafont hablan de colonialismo interno para referirse a la subordinación económica, social, política y cultural de una región a otra dentro de las mismas fronteras estatales. La región más fuerte conquista o anexa un territorio y construye una entidad política que absorbe su población, la cual se encuentra en una posición de menor poder respecto al pueblo de la entidad conquistadora, aunque a menudo las leyes declaren su igualdad.
Pero los pueblos conquistados o anexos, que se distinguen no sólo por vivir en una determinada región sino también por pertenecer a una cultura diferente, sufren una situación de “inferioridad” porque el territorio en que viven no tiene un gobierno propio; sus derechos y sus condiciones económicas, políticas, culturales y sociales dependen del gobierno “central”, es decir controlado desde fuera; la administración jurídica y política a las que están sujetos se basa sobre las características y las exigencias de los dominadores, de su gobierno y como mucho de sus colaboradores.

Las teorías del colonialismo interno encuentran diversas criticas, una de las cuales afirma que más que nada se trata de una cuestión cultural, de la supervivencia de elementos tradicionales, “problema” que se puede resolver a través de políticas de integración nacional finalizadas a construir o reforzar la homogeneidad de la lengua y la cultura estatal. Otros, guiados por cierto darwinismo político, piensan que los problemas individuados tramite las teorías del colonialismo interno se deben más que nada a las características de algunas poblaciones, las cuales serían “pobres” de por sí!Finalmente los teóricos del estado centralista niegan la existencia de derechos colectivos, de naturaleza “étnica” o histórica, mientras defienden los derechos individuales que pongan todos los ciudadanos en posición de igualdad formal frente a la ley.
Los puntos de vista que están detrás de estas criticas se conocen bastante y a menudo son los que prevalecen tanto en el mundo académico como en lo político. Pero estamos abiertas al debate, y cualquier opinión o crítica sobre estas teorías están totalmente bienvenidas!




 
 

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