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In diretta dalla Palestina – En directo desde Palestina

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Le nostre compagne sono andate in Palestina per prendere parte alle azioni della campagna WELCOME TO PALESTINE. Riportiamo i loro messaggi che ci pregano di diffondere.

Betlemme – Gerusalemme, 9 luglio 2011

Dopo l’azione realizzata dagli attivisti internazionali nell’ambito della missione WELCOME TO PALESTINE, centinaia di persone sono state detenute nell’aeroporto israeliano di Ben Gurion, nell’attesa di essere deportate. Secondo le informazioni ricevute, quest’attesa si deve, tra l’altro, a l’impossibilità di sistemarli negli aerei delle compagnie obbligate a rimandarli ai luoghi di provenienza.
Inoltre questi attivisti resistevano alla deportazione, per cui in queste circostanze diversi aerei non hanno potuto decollare.

Durante la giornata si sono realizzate azioni e manifestazioni di protesta a Ramallah e Nabi Saleh, con l’arresto, in quest’ultimo paese, di quattro internazionalisti, sottomessi ad interrogatori della polizia israeliana, che li considerano integranti di questa missione.

La stampa israeliana rivela che le autorità ritengono che 150 attivisti internazionali sono riusciti a illudere le misure di sicureszza, la qual cosa apre la porta alla possibilità che si realizzino retate giustificate da questo sospetto.

Le azioni continuano, per dimostrare il rifiuto di questa prova di impunità di israele e della complicità degli stati europei che permettono che si espanda la politica del blocco (alla Palestina) anche dentro le loro stesse frontiere.

Dalla Palestina
Xaviera, Coni e Alba

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Pubblicato da su 17 luglio 2011 in Notizie fresche

 

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En directo desde Palestina – In diretta dalla Palestina

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Nuestras compañeras han ido a Palestina para participar en la campaña WELCOME TO PALESTINE. Reproducimos aquí los mensajes que nos piden que difundamos.

Belén – Jerusalén, 9 de julio de 2011.- Tras la acción realizada por los activistas internacionales en el marco de la misión Welcome to Palestine, en Ben Gurion quedaban detenidos un centenar de personas a la espera de ser deportadas. Según las informaciones recibidas, esta espera se debía, entre otras cosas, a la imposibilidad de alojarlos dentro de los aviones de las companias obligadas a retornarlos a los destinos de origen. También estos activistas se resistían a su deportación, por lo que muchos aviones no han podido despegar en esas circunstancias.

A lo largo del día se han realizado acciones  y manifestaciones de protesta en Ramallah y Nabi Saleh, con la detención en esta última población de 4 internacionales que están siendo interrogados por la policía israelí, ya que los consideran integrantes de esta misión.

 La prensa israelí filtra que las autoridades  consideran que 150 activistas internacionales han conseguido pasar sus medidas de seguridad, por lo que queda abierta la posibilidad de que se realicen redadas justificadas por esta sospecha.

Las acciones continuaran para demostrar el rechazo ante esta muestra de impunidad de Israel y la complicidad de los estados europeos que acceden a ampliar la política de bloqueo dentro de sus propias fronteras.

Desde Palestina
Xaviera, Coni y Alba.

 
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Pubblicato da su 17 luglio 2011 in Notizie fresche

 

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Vignetta di Berlusconi su Ryanair

Berlusconi sbeffeggiato dalla Ryanair

La compagnia irlandese festeggia le dimissioni, ormai prossime (speriamo), di Berlusconi

Silvio Berlusconi vola con Ryanair, o Ryanair con Berlusconi. Sta di fatto che per la seconda volta Ryanair pubblica una vignetta su Berlusconi.

La vignetta di Ryanair su Berlusconi non rappresenta altro che uno stato d’animo del caro Silvio: stanco e visibilmente abbattuto, alla ricerca di qualcosa che lo tiri su! Al suo fianco, Umberto Bossi…ve lo ricordate quì, quando ancora si muoveva e ce l’aveva duro?

I “simpatici” amici di Ryanair recitano così: “…solo una cosa mi tierebbe su in questo momento…” – “UNA SCAPPATELLA A 12€”.

Veramente di pessimo gusto la vignetta di Ryanair su Berlusconi, 12€, puah! Berlusconi, 12€? Prova a fare un click sopra Berlusconi per vedere tutto quello che ha! Il giovane ha ben più quattrini da spendere…altro che!

 
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Pubblicato da su 9 giugno 2011 in Satira e dintorni

 

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Reportage desde Plaça Catalunya

Gli indignati a Barcellona hanno scelto di accamparsi in Piazza Catalunya. Una nuova forma di manifestare e speriamo l’inizio di una nuova riflessione collettiva.
System Failed. É uno dei messaggi che potrebbero apparire sul tuo PC nel qual caso un giorno questo si stanchi e decida di non funzionare più. In questo caso, quel palloncino galleggiante rappresenta il sistema economico, il nostro sistema economico, ma anche il loro. Resta in aria per assenza di verità
Se non ci lasciano sognare, non li lasceremo dormire. La piazza questi giorni freme, c`è sete di realizzare i sogni perchè quando uccidono il tuo futuro, stuprano la tua speranza, l’unica cosa che rimane da fare è sognare, ma sognare sotto le stelle mostra l’alba più vicina.

Plaça Catalunya – Barcellona 23 maggio 2011

Se vuoi vedere più foto clicca quì

 
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Pubblicato da su 24 maggio 2011 in Uncategorized

 

Indignamoci!

Quando si parla di politica, di lavoro, di pensioni, di permessi di soggiorno e lavoro, di educazione, di sanità etc. etc .è sempre più frequente sentire critiche pesanti al sistema socio-economico e politico che domina lo scenario mondiale, dalle dinamiche di un quartiere alle relazioni internazionali.

Errore 404, politico onesto non trovato

E’ uno schifo!

C’è un gruppetto di privilegiati che detiene un potere immenso ed è disposto a tutto pur di non doverne cedere nemmeno una fetta: distruzione del pianeta, sfruttamento dei lavoratori, corruzione degli oppositori e, quando non funziona, repressione. Così ci troviamo a riempire le file dei precari, dei disoccupati, degli studenti frustrati; a dover scegliere tra subire o emigrare…ma dove???

In Italia la situazione è insostenibile, in Sardegna non se ne parli; in Spagna il “centrosinistra” ha spianato la strada alla prepotenza di banchieri e speculatori edilizi, in Francia si sta distruggendo tutto ciò per cui abbiamo tanto ammirato la patria della rivoluzione liberale…

E allora non vale più scappare, non funziona più la via del progresso individuale (per cui uno cerca di sistemarsi meglio possibile in questo meccanismo deviato), ci vuole una lotta collettiva.
Non fraintendetemi, so perfettamente che non è una novità, e che in tutti questi anni, nonostante i mezzi di comunicazione abbiano fatto di tutto per tenercelo nascosto, si sono sviluppati movimenti di tutti i tipi, ecologisti, antifascisti, pacifisti, democratici, libertari, nei centri sociali, nelle periferie degradate, nelle piazze principali delle grandi metropoli, nelle campagne, nelle università….ma c’è una differenza.

Finora abbiamo cercato di trasferire la lotta dalla piazza al Parlamento, di ottenere l’appoggio di qualche partito di sinistra, che in certe occasioni ce l’ha pure dato. Ma poi si è visto che le istanze democratiche si insabbiano tra le lussuose poltrone delle Camere, e chi ci è comodamente seduto se ne dimentica facilmente, essendo d’altra parte tutto indaffarato a confezionare pacchetti pre-elettorali, a mendicare le alleanze più assurde e assicurarsi così un futuro di privilegi. Chi va a Roma prende il posto, e non lo molla più.

Ma adesso basta! Se ne vadano a quel paese questi sinistri personaggi che si dimenticano di noi così facilmente! Non abbiamo bisogno della loro retorica ridondante, dei loro marchingegni arruginiti di propaganda, delle loro bandiere, con simboli di cui nemmeno ricordano il significato!

LA PIAZZA È NOSTRA! E ce la riprendiamo!

Ognuno con i suoi mezzi e la sua cultura politica; da Tripoli a Cagliari, da Damasco a Barcellona, il Mediterraneo si accende! Siamo tutti uniti nella condanna degli stessi delitti: la corruzione, la tirannide, gli intrighi nelle alte sfere, lo sfruttamento e la repressione; e nella difesa degli stessi valori: una vita dignitosa, un lavoro sicuro e uno stipendio decente, medici preparati ed ospedali attrezzati, istruzione democratica per tutti, libertà di movimento, libertà di espressione, UGUAGLIANZA.

Il 15 maggio scorso diversi gruppi della società civile spagnola hanno convocato attraverso le reti sociali in internet una manifestazione con questi contenuti, che ha riunito migliaia di persone indipendenti in diverse città e non è ancora finita; dal giorno dopo si sono accampati nella Plaza del Sol a Madrid e in Plaça Catalunya a Barcellona, e si svolgono assemblee permanenti in tante altre cittè, con lo scopo di mettere a nudo la farsa rappresentata dalle imminenti elezioni e costringere tutti gli “spettatori” a prendere posizione sulla gestione delle nostre risorse, criticando e combattendo quella presente, e proponendo e creando un’alternativa.

TUTTI IN PIAZZA!

Non siamo merci in mano a politici e banchieri



 
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Pubblicato da su 20 maggio 2011 in Uncategorized

 

La favola di O(S)bama

L’altro giorno navigando sul web ho incontrato un articolo dell’Haaretz sul diritto di insegnare agli studenti israeliani la storia del Nakba: la tragedia per i palestinesi che dovettero lasciare (in maniera forzata) le proprie terre in massa portandosi dietro una Nakba che ancora perdura ai giorni nostri, dopo ben 63 (e più) anni di occupazione. Nel 2010 il buon governo israeliano ha pensato di proibire ogni tipo di manifestazione o ricorrenza che rimembri quel lutto, quella che per il popolo palestinese è la Tragedia e che per gli altri l’establishment e l’inizio dell’occupazione del territorio mediorientale.

Nella vita di tutti i giorni potremmo chiederci perché? Perché la “famosa democrazia” israeliana impedisce ai propri cittadini di imparare la storia della creazione artificiale dello stato di Israele?

Volevo dedicare il primo di una serie di perché alla tragedia palestinese, tanti perché e poche risposte, nel mentre tanti morti. I perché della storia, dell’attualità, della vita dei nostri giorni. I nostri governanti non rispondono ai nostri perché, ma è anche vero che son pochi i perché che poniamo ai nostri “benefattori”?

Parliamo di Bin Laden: il Re del terrore.

Qualche giorno fa, spostandoci un po’ più a est, il losco individuo verrebbe ucciso da un commando statunitense che da 4 anni si preparava a tal proposito (stavano studiando programmini per fare animazioni in 3D). La prima cosa che ho pensato è stata: perché non c’è nemmeno uno stralcio di prova a sostenere la veridicità di questa azione?  All’indomani del presunto assassinio ci sono ben 35 top conspiracy theories che vorrebbero chiedere a Obama di essere un po’ meno discreto, visto che in quella guerra contro il terrore ci partecipa il mondo intero.

Facciamo un passo indietro e ripartiamo dall’11 settembre 2001, dieci anni orsono.

Perché scegliere l’Afganistan come paese da bombardare se Al-Qaeda è una rete terroristica mondiale? Non che non conoscessi quel paese, ma vista la tecnologia utilizzata nei presunti 4 attentati, vedere un paio di talebani (senza screditare la loro ferocia) che girano con il cammello e 4 Kalashnikov un poco mi ha fatto sorridere… chi ha veramente fatto l’attentato l’11 settembre 2001? Bin Laden? Afganistan? Al-Qaeda? E chi sono tutti questi? Perché bombardare e ridurre in briciole l’Afganistan se i “principi del terrore” sono molto più probabilmente basati a Peshāwar in Pakistan? Meglio l’Afganistan come posizione strategica che il Pakistan (paese amico)? Essere nuovamente nel mezzo di India e Russia è più appetibile? Un coltello puntato in testa di uno e nella pancia dell’altro?

Nel 2001 ci furono ben 4 attentati: le 2 torri, il Pentagono e il presunto Boeing abbattuto in Pennsylvania.

Il Pentagono. In attesa di vedere un video (attesa che dura 10 anni) che mi dimostri qualcosa in più che 3 fotogrammi dove viene “fatto vedere” l’attentato al pentagono, mi chiedo perché, perché la celebrità della potenza militare USA non è capace di mostrarmi qualcosa in più? Perché non mostrano un video interno per giustificare che quello era veramente un Boing e non un missile (potrei “maliziosamente” pensare)? Forse che quel giorno non funzionavano le telecamere di vigilanza?

Boeing Pennsylvania. Perché non c’è sufficiente informazione circa il quarto Boeing “caduto” in Pennsylvania? Se dovessimo mettere su google: boeing strike Pennsylvania, la risposta di google è non la solita: forse stavi cercando…ma: lo stiamo ancora cercando!

Queste domande sono lecite, e ad oggi, dopo 10 anni, ancora non ho avuto una risposta esaustiva. Non sarò mica l’unico a porsi questi/e dubbi/domande?

Il volto “nero” del capitalismo americano acchiappa Bin Laden, in 12 ore lo posa nel profondo dell’oceano indiano e non mostra nemmeno una foto poiché, sostiene Obama: “sono scene atroci”. Sempre maliziosamente potrei porre uno, o più, dei miei perché: perché volete farci credere che questo sia successo diffondendo a livello mediatico una simulazione dell’operazione in 3D come prova dell’accaduto? In questo link troverete un annuncio importante: la Disney il prossimo natale si impegnerà a produrre giocattoli, film e videogiochi a commemorare l’impresa dei Navy Seal. Il fatto che questa operazione attragga un colosso dell’entertainment come da Disney la dice lunga…

Per chiudere vorrei chiedere perché han giustiziato un uomo senza neanche prima fargli un processo? Perché porsi al mondo come i portatori buoni di libertà e democrazia e non applicarne le regole basilari?

Crederci o meno alle tesi ufficiali USA penso sia un diritto di qualsiasi libero cittadino (e meglio se il cittadino è malizioso). Si, dovremmo essere tutti un po’ più maliziosi e cercare il pelo nell’uovo o l’ago nel pagliaio o un Boeing in Pennsylvania.

 
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Pubblicato da su 17 maggio 2011 in Uncategorized

 

Né feste né lacrime per Bin Laden, ma molti dubbi ed indignazione

Sembra che abbiano ucciso Bin Laden; dopo anni di bombardamenti in Afghanistan, con l’obbiettivo dichiarato di stanare e neutralizzare quello che definiscono l’uomo più pericoloso del mondo, ed altri dirigenti dell’organizzazione Al Qaeda, vengono a dirci che è bastata un’operazione di intelligence, mirata e precisa, per scovarlo ed ammazzarlo.

A New York alcuni festeggiano, altri dubitano, molti piangono le morti dell’11 settembre del 2001. In Afghanistan alcuni ne parlano e altri dubitano, immagino; sicuramente molti piangono le morti di 10 anni di guerra, con i cadaveri ancora caldi tra le braccia.

La notizia viene dalla presidenza degli Stati Uniti: un’operazione preparata in 10 mesi e durata 40 minuti, in cui hanno partecipato pochi uomini di fiducia del presidente Barak Obama, comandante in capo delle operazioni, avrebbe identificato il rifugio del numero uno di Al Qaeda attraverso un suo messaggero, per poi attaccarlo, ammazzando lui, uno dei suoi figli, forse una delle sue mogli, e altre due persone. Sono state pubblicate le foto del presunto nascondiglio, ma senza le vittime; il cadavere di Bin Laden sarebbe stato preso in custodia dagli ufficiali statunitensi, che avrebbero effettuato le prove del DNA per accertarne l’identità e si sarebbero preoccupati di celebrare il suo funerale e sepellirlo in mare “secondo il rito islamico”.

Adesso sembra che stiano valutando se è il caso di pubblicare le prove. Se Bin Laden è morto, pace all’anima sua, come si suol dire. Bigotto, maschilista e fanatico oppressore, non mi fa pena. Ma non festeggio certo la sua morte, come fanno certi newyorkesi, comprensibilmente accecati dal dolore e assetati di vendetta per la morte dei loro cari, dieci anni fa. E come fanno altri sinistri individui che governano Paesi sedicenti democratici e liberali. La morte del capo di Al Qaeda non mi fa piagere né ridere, dunque, però mi fa pensare e dubitare…

Perchè non ci mostrano le foto del cadavere? Quando fu arrestato Saddam Hussein, altra colonna portante del cosidetto “asse del male”, la sua immagine venne sbandierata in lungo e in largo per tutto il pianeta. Quello che non venne diffuso, sull’Iraq, furono piuttosto le fantomatiche prove sull’esistenza di armi di distruzione di massa nelle mani del capo del governo iracheno. Infatti le prove non c’erano, e nemmeno le armi in questione.

A proposito, chi ha visto le prove della colpevolezza di Bin Laden negli attentati delle torri gemelle? Qualcuno si ricorda di certi sospetti sulla partecipazione della CIA? E il cadavere di Bin Laden, chi va a cercarlo nell’Oceano Indiano? Dicono di non averlo seppellito in terraferma per evitare feticismi, e di aver seguito le regole islamiche. Ma chi è andato a dire a quest’intelligence a stelle e strisce che i musulmani seppelliscono i loro morti in mare? Nessuno di loro, durante una missione in Afghanistan o Pakistan o Iraq o qualche altro Paese a maggioranza musulmana, ha mai visto un cimitero islamico, con le lapidi bianche e le tombe rivolte verso La Mecca? Dubbi su dubbi, è tutto molto strano.

Scrupolosi, gli agenti al servizio di Obama, avrebbero pronunciato delle parole di commiato prima di disperdere il cadavere in mare; poi magari hanno saltato qualche procedura legale, come l’arresto, l’accertamento dell’identità e un processo pubblico prima dell’esecuzione, ma queste sottigliezze non hanno importanza, perchè, come assicura il presidente USA, giustizia è fatta.

Certo che i politici degli Stati Uniti hanno uno strano concetto di giustizia: pena di morte, esecuzioni sommarie, ed altre forme di vendetta; la mafia in confronto sembra una ONG! D’altronde si sa che il glossario yankee è piuttosto originale: danno agli uragani nomi di donna e alle guerre assegnano i più nobili concetti, come libertà duratura, prevenzione, lotta al terrorismo, che qualsiasi persona dotata di un minimo di senso comune non penserebbe nemmeno lontanamente di associare alle bombe sulla popolazione civile, gli assassini sistematici, l’uranio impoverito ed il fosforo bianco…

La dichiarazione di Obama sulla morte del suo quasi omonimo (scherzi del destino) offre l’occasione per commemorare le vittime delle esplosioni alle torri gemelle (perchè non si parla mai di quelle al Pentagono e delll’aereo caduto in Pennsylvania?), e le televisioni intervistano alcuni dei loro familiari. Ma io mi ricordo che ce n’erano altri, di familiari ed amici dei morti dell’11 settembre del 2001, che per rispetto alla memoria dei loro cari, e per la sofferenza che la loro scomparsa causò loro, si rifiutarono di legittimare altre migliaia di morti e causare altrettanta sofferenza ai sopravvissuti di qualunque altro Paese, e gridarono coraggiosi NOT IN MY NAME. Queste persone non sono state intervistate.

Perchè i nostri militari – per lo più giovani frustrati senza altre prospettive lavorative – stanno ancora ammazzando e morendo in Afghanistan, in Iraq, in Libia, mentre per far fuori certi personaggi indesiderati bastano certe operazioni segrete ben organizzate? Perchè dicono di voler combattere il terrorismo e difendere la pace, e distruggono Paesi e vite umane, alimentando ingiustizie, rancore, odio?

Combattere il terrorismo per mezzo del terrorismo. Strano sillogismo, nuova voce del glossario a stelle e strisce, vecchia, orripilante, storia.


 
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Pubblicato da su 3 maggio 2011 in Uncategorized